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Il successo di un imprenditore molto spesso dipende dalla sua capacità di saper percepire prima degli altri i mutamenti dei mercati di riferimento, ma tutto ciò non basta se non si ha la capacità di costruite un business strutturato, organizzato ed evoluto.

Tali aspetti devono rappresentare i presupposti fondamentali per la nascita di una start up tecnologica, nel senso che non serve solo una bellissima idea, ma è necessario saperla mettere in atto. Talvolta gli aspetti organizzativi, informativi e gestionali di una impresa nascente sono ancora più importanti dell’idea stessa.

Negli ultimi anni, finalmente, i Governi italiani che si sono succeduti hanno iniziato a comprendere l’importanza del ruolo che le start up innovative, con elevato contenuto tecnologico, possono avere nello scenario produttivo del nostro paese e del sensibile contributo che possono dare alla crescita dell’occupazione e dell’economia in generale.

Un aspetto essenziale da sottolineare è che una start up necessità di almeno 2/3 anni prima di poter esprimere tutto il suo potenziale e pertanto, l’impianto normativo che disciplina la materia, deve obbligatoriamente accompagnare la crescita della start up attraverso procedure semplificate ed agevolate.

Le norme vigenti, finalmente, iniziano a dare un forte slancio alla nascita ed allo sviluppo delle start up innovative contribuendo a generare grandi opportunità a favore di tutti quei giovani e non  che intendono creare la propria impresa tecnologica.

Ciò che ancora manca, a parere di chi scrive, è il coinvolgimento del settore bancario italiano, il quale non ha ancora dato il giusto supporto finanziario alle imprese innovative del domani.  

Infine, prima di passare all’approfondimento della normativa in tema di start up innovative, viene sottolineato che anche le aziende mature già operanti da tempo sul mercato possono guardare al mondo delle start up innovative come una grande opportunità per sviluppare una nuova idea imprenditoriale, collegata al proprio business, avente elevato valore tecnologico nel settore dello sviluppo, della produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi.

Le Start up innovative vengono introdotte nell’ordinamento giuridico italiano grazie al Decreto Legge 179/2012, conosciuto anche come “decreto Crescita 2.0” e convertito dal Parlamento con la Legge del 18 dicembre 2012 n.221.

Le ragioni economico-sociali che hanno dato vita all’istituto delle start up innovative si ricollegano alla necessità di generare nel nostro Paese una nuova cultura imprenditoriale rivolta alla innovazione ed alla occupazione e mirante, al tempo stesso, a favorire la mobilità sociale, il rafforzamento della “relazione costruttiva” tra le imprese e le università ed a favorire l’attrazione di talenti e capitali esteri nel nostro Paese.

Per Start up innovative si intendono le società di capitali, incluso le cooperative, non quotate su un mercato regolamentato, che hanno quale oggetto esclusivo o prevalente della loro attività lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

E’ indispensabile, affinché una società possa considerarsi start up innovativa, oltre ad altre condizioni di cui diremo in seguito, che il contenuto innovativo si determini attraverso il possesso di almeno uno dei tre seguenti requisiti:

gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo devono essere pari al 15% del maggior valore tra fatturato e costi annui;

la forza lavoro complessiva deve essere costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;

l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

Le start up innovative, oltre ai suddetti presupposti, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

società di nuova costituzione o comunque costituite da meno di 5 anni ed in ogni caso non prima della loro legge introduttiva del 18/12/2012;

sede principale in Italia o in altro paese dell’Unione Europea, purchè abbiano una sede produttiva o filiale in Italia;

nel bilancio di esercizio il valore della produzione non deve essere superiore ad euro 5 milioni;

non distribuiscono e non hanno distribuito utili;

non devono provenire da operazioni di fusione, scissione o cessione di aziende o rami di aziende.

Un aspetto molto importante è che le start up innovative, a differenza delle altre società di capitali, possono essere costituite anche senza l’assistenza professionale di un Notaio attraverso l’iscrizione gratuita ad una sezione speciale del Registro delle Imprese.

La suddetta iscrizione avviene mediante la presentazione in via telematica di una autocertificazione attestante il possesso dei requisiti previsti dalla legge per la costituzione di una start up innovativa. E’ da sottolineare che la suddetta iscrizione semplificata prevede:

dei successivi controlli da parte delle camere di Commercio competenti per territorio sull’effettivo possesso dei requisiti previsti;

una volta l’anno, di confermare il possesso dei requisiti, pena la perdita dello status speciale e delle relative agevolazioni.

La normativa in tema di start up innovative prevede una serie di vantaggi molto interessanti miranti ad agevolare la fase di “avvio” dell’attività imprenditoriale e più precisamente:

come già detto, costituzione semplificata in forma digitale;

esonero dal pagamento dei diritti camerali annuali e dall’imposta di bollo;

in tema di diritto societario possono essere attribuiti diritti particolari a determinate categorie di quote: è possibile emettere S.F.P. (strumenti finanziari partecipativi), si possono offrire al pubblico quote di capitale, etc.

Tali norme mirano ad avvantaggiare i soci “depositari” dell’idea imprenditoriale iniziale, consentendogli di mantenere la “governance” della società;

proroga dei termini per la copertura delle perdite in caso di riduzione del capitale di oltre un terzo oppure in caso di riduzione al di sotto del minimo legale.

Lo spirito di tali norme è quello di “allungare” la fase progettuale della start up innovativa senza dover intervenire immediatamente sul capitale in caso di perdite e di consentire alla società di completare il proprio percorso di crescita fino alla produzione dei primi ricavi;

esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti iva fino ad un determinato importo;

disciplina del lavoro flessibile e fatta su misura sulla base delle esigenze dell’impresa;

facoltà di remunerare il personale in modo flessibile (parte fissa e variabile);

possibilità di remunerare con quote di partecipazione al capitale sia i propri collaboratori (stock option) che i fornitori/consulenti di servizi esterni (work for equity). Il reddito derivante dall’assegnazione di tali strumenti non produce reddito imponibile in capo ai percettori, né ai fini fiscali, né ai fini contributivi;

detrazioni fiscali ai fini irpef o ires pari al 40% del valore dell’investimento effettuato da persone fisiche o giuridiche nel capitale delle start up innovative;

raccolta di capitali per finanziare lo sviluppo dell’attività attraverso campagne di “equity crowdfunding” su portali online autorizzati;

accesso al credito semplificato mediante il fondo pubblico di garanzia per le piccole e medie imprese;

in caso di mancato successo dell’iniziativa le start up innovative possono contare su procedure di liquidazione più snelle, esse sono assoggettate in via esclusiva alla procedura di composizione della crisi da sovra – indebitamento;

le start up innovative, una volta divenute mature e non ricorrendo più le agevolazioni previste dalla normativa specifica, potranno trasformarsi in PMI innovative continuando a fruire di una buona parte delle precedenti agevolazioni. In conclusione, viene sottolineato che sono previste diverse forme di finanza agevolata in favore delle start up innovative al fine di dare loro un importante supporto finanziario iniziale per lo sviluppo del progetto imprenditoriale (Smart & Start Italia, Credito di imposta Ricerca e Sviluppo, etc.).       

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